Ho ricevuto tramite e-mail, inviatami dall'amico Nicola Cariello, che ringrazio, un documento  tratto dalla pubblicazione dell'erudito Matteo Camera (Annali delle Due Sicilie, Stamp. Fibreno, Napoli 1860, vol. II, pagg. 313-314) in cui viene riportato il testo di un editto di re Roberto d'Angiò del 1324 relativo al ripopolamento della zona di Policastro: nello scritto si  sottolinea la necessità di dare in affitto il "portus Sapri" allora abbandonato.

 

Nell'immagine ne ho riprodotto un frammento.

 

Con piacere ho ricevuto il materiale che riporto in questa pagina dell'annuario e con il quale arricchirò i cenni storici della nostra cittadina. Naturalmente la sezione "cenni storici" è aperta a tutti coloro che ritengono di doverla integrare con notizie ed informazioni storiche, per provare a recuperare una memoria storica della nostra cittadina che vada oltre e trasversalmente agli accadimenti di maggiore importanza che sono ben noti.

 

Di seguito è riportata la traduzione in lingua corrente, del testo dell'editto del re Roberto d'Angiò, sempre gentilmente fornita dall'amico Nicola Cariello.

 

EDITTO DI RE ROBERTO

Roberto ecc., a Buonfiglio de Guardia milite, Maestro Razionale della nostra Magna Curia, consigliere,  familiare, nostro fedele, rendiamo grazie ecc.

Abbiamo di nuovo ricevuto le richieste di delibera da te avanzate alla Maestà nostra circa le abitazioni di Policastro e preso atto del contenuto di tali tue richieste, abbiamo provveduto di conseguenza, come specifichiamo qui appresso.

Prima di tutto, per quanto riguarda quei cittadini che sostengono essere di loro spettanza le case e gli edifici e rifiutano di spartirli con i Genovesi, che i detti Genovesi facciano richiesta affinché quelle case ed abitazioni siano spartite con loro. Questa è la nostra decisione: che i proprietari in tua presenza li informino subito dei loro diritti in materia.

Per la seconda questione, l’ospedale della chiesa di S. Giovanni, il Vescovado di questa diocesi e tutti gli altri monasteri e chiese possiedono molte delle case rovinate dalle quali si possono ricavare  abitazioni oltre le sessanta che per beneplacito della nostra Maestà sono state già assegnate come dimora agli stessi Genovesi. Ordiniamo, nell’interesse pubblico, che nel caso in cui i padroni e gli altri abitanti non siano in grado o comunque non mettano a disposizione le vecchie case, sia consentito ai capitani e agli altri Genovesi di prendere le abitazioni in qualunque altro luogo desiderino, ma ciò vogliamo sia da addebitarsi al censo personale.    

Quanto al terzo punto, riguardante il fatto che alcuni baroni, come Guglielmo di Sanseverino ed altri, che a norma delle disposizioni regie non possono abitare in questa città per i prossimi venti anni, ma hanno comunque delle case nella stessa città: in risposta alla richiesta dei Genovesi che chiedono che cosa fare con queste case rispondiamo che vogliamo che tu e il suddetto capitano provvediate nello stesso modo come fate con tutte le altre.  

Sul quarto punto, che vi sono cioè molti di tali cittadini che hanno le case suddette demolite o minaccianti rovina, rispondiamo che si provveda come per le altre secondo le consuetudini locali.

In relazione al quinto punto, che cioè la Curia regia possiede come antico demanio proprietà e terre che fruttavano una certa quantità di denaro e prodotti agricoli, fra cui Schiso e il Porto di Sapri, che possono essere dati in affitto, Schiso per due once e il Porto di Sapri per quattro once d’oro all’anno o qualcosa di meno. A questo rispondiamo che avevamo concesso per nostra grazia che fossero tenuti per quindici anni al censo indicato o ad altro ovvero per un prezzo minimo in denaro, come da consuetudine.

Sul sesto punto, che le terre demaniali e le proprietà suddette non possono essere date in affitto singolarmente o frazionandole alle persone che già avevano il titolo di locazione, in quanto quegli affittuari non si sono finora presentati tutti, mentre il suddetto capitano ed altri nove Genovesi chiedono di prendere in affitto tali terre e proprietà pagando un canone o un censo annuo e spartendole  con gli altri che già vi abitano o che verranno. Decidiamo che venga stipulata la locazione nominativamente con quelli che sono presenti; per quelli che sono assenti e che verranno, invece, si fissi, d’accordo con il suddetto capitano, il termine entro il quale debbano venire ad abitare i luoghi nominati, in quanto risulta contrario alla nostra e all’opinione comune che essi con la loro assenza continuino a tenere spopolate terre dei nostri domini.

Per il settimo punto, riguardante il fatto che Nicolò Arabito detiene alcune proprietà e molti altri beni immobili dell’antico demanio e sostiene che furono concessi a suo padre per privilegio del signor re Carlo di buona memoria, ma da allora non si è preoccupato di rinnovarne la validità; inoltre sia lui che certi altri suoi parenti con prepotenza detengono ed occupano parecchie e svariate proprietà sia dentro che fuori le mura cittadine. In proposito disponiamo che esibiscano i documenti di concessione se li possiedono: in caso diverso rimetti tutto nelle mani della nostra curia e consultatevi con Noi in merito a ciò che dovrete fare.

Ottavo punto: nelle suddette terre del Porto di Sapri e di Sici si trova una grande montagna  con un’ampia foresta dove si trovano animali selvatici e dove si possono raccogliere ghiande per un prezzo di sei once all’anno. Poiché il sunnominato Buonfiglio non può dare queste cose in concessione ai  Genovesi suddetti senza il consenso della proprietà, disponiamo allora che tu faccia una valutazione della montagna, con il bosco e tutto il resto di cui si tratta nel presente punto d’accordo con la curia, tenendoci comunque informati su quello che avrai deciso di fare.

Quanto al nono punto, attualmente gli abitanti di Policastro hanno costruito casupole e baracche  nell’ambito del castello appoggiandole sul suolo e sulle mura di detto castello demaniale, mentre tengono le case distrutte nella città in basso. È stato detto loro, per favorire al più presto i detti Genovesi, che scelgano subito, tra le case in rovina, le loro abitazioni o sopra o sotto in modo che in quelle non più abitate possano dimorare i Genovesi. Per ordine del Re e in suo nome sei incaricato di eseguire la sua volontà, nel senso che disponiamo che gli abitanti della suddetta terra di Policastro scelgano definitivamente le loro abitazioni o giù in città o su al castello e nelle altre risiedano i suddetti Genovesi. Per cui, tu, Buonfiglio, viste ed esaminate le nostre istruzioni, dovrai portarle ad esecuzione sia nella lettera che nello spirito.

Dato da Castellammare di Stabia, per cura di Giovanni Grillo di Salerno ecc., nell’anno del Signore 1324, il giorno 8 di agosto, indizione VII, nell’anno sedicesimo del nostro Regno.