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Viene collocata, nella sala di ricezione dell'ospedale civile saprese, una targa marmorea in ricordo di un uomo, un sacerdote, che è divenuto il simbolo della volontà popolare di strappare la struttura ospedaliera dal pantano della illogica

volontà di tenerlo ostinatamente chiuso, mortificando il diritto alla salute della gente di Sapri e di tutti i cittadini di questa parte del golfo di Policastro.

 

Provo un particolare piacere a dedicare questa pagina a don Giovannino, una pagina che dovrebbe essere così lunga da diventare due o forse tre... o forse un libro.

 

Don Giovanni Iantono è diventato parroco dell'allora unica parrocchia dell'Immacolata succedendo al parroco don Antonio Cantisani, divenuto a sua volta vescovo della diocesi di Rossano Calabro.

 

Ricordo ancora perfettamente (pur essendo trascorsi decenni) che don Giovannino venne ad incontrare il gruppo di sapresi che avevano accompagnato don Antonio in quel di Rossano, al suo insediamento nella diocesi, tra i quali ero presente pure io.

 

In quell'occasione mi abbracciò, dichiarando che simbolicamente così salutava tutta la sua nuova comunità parrocchiale.

 

Di lui ricordo l'impegno per la cura delle anime ed anche della salute dei suoi concittadini, oltre a tantissimi altri episodi.

 

Eclatante fu il presepe realizzato nella chiesa Madre nel quale trovò posto, tra i pastori e la scenografia classica, l'allora storicamente chiuso ospedale saprese, alcuni anni prima della giornata del 28 luglio 1979.

 

Questa rappresentazione che voleva sensibilizzare l'opinione pubblica, fu percepita male da alcuni ambienti sapresi che ritennero inopportuno l'uso politico di uno scenario rievocativo e religioso che doveva più soavemente indurre alla serenità ed alla pace, forse dimenticando che nella rappresentazione della natività di Gesù Cristo è insito uno scossone alle coscienze di quanti possono e devono lavorare per alleviare i disagi dei propri fratelli.

 

 Don Giovannino da buon artigiano della fede, semplicemente assemblava, nella pratica quotidiana, quanto con cura e perizia leggeva nel Vangelo, senza alcun timore o tentennamento.

 

Per questo fu indubbiamente e naturalmente avversato.

 

Parlare di don Giovannino senza accennare al Comitato di Lotta ed alla gente di Sapri e dei comuni limitrofi, uniti nella caparbia volontà di ottenere l'apertura dell'ospedale di Sapri, è come parlare di un fiore pensandolo privo dello stelo che lo ha sostenuto e della pianta che lo ha alimentato.

 

Ma del Comitato di Lotta e di tutti quanti hanno interagito, nel bene e nel male, in quei trentatre giorni che hanno portato all'apertura dell'ospedale di Sapri non è il momento di parlarne adesso e può darsi che non lo sarà mai.

 

Tutti in quel periodo hanno rischiato di perdere qualche cosa.

 

Tutti coloro che hanno poi ricevuto le comunicazioni giudiziarie, le loro famiglie, gli uomini delle istituzioni e non solo loro.

 

Tutti hanno poi trovato un nuovo punto di equilibrio, tutti hanno perso poco, qualcuno niente.

 

Intanto l'ospedale era aperto!

 

 Lo scopo era stato raggiunto, contro ogni previsione, contro la storia che voleva la popolazione rassegnata al suo fato.

 

Ricordo ancora don Giovannino il 29 o forse il 30 agosto 1979, felice come può esserlo solo un bambino, in mano tratteneva un telegramma, lungo e fitto nel testo, che faceva seguito ad una concitata riunione tenutasi il 27 agosto nell'ospedale, terminata con la rottura delle trattative tra il Comitato di Lotta e la Regione Campania sull'immediata apertura della struttura, fissata per il primo di settembre.

 

Rideva e lo mostrava a tutti, all'incrocio tra via Gaetani e via Cassandra, quel telegramma della Regione Campania annunciava l'apertura dell'ospedale.

 

La gente aveva vinto.

 

 

Apertura che poi sarebbe avvenuta, come programmato, il primo settembre 1979, con la colonna sonora dei brani magistralmente eseguiti alla fisarmonica da don Giovannino.

 

Questo era il nostro parroco.

 

Poco più di due mesi di lotta avevano cancellato anni di rassegnazione.

 

Tutti hanno perso poco, qualcuno niente, don Giovannino aveva le spalle larghe. Ha saputo pagare il conto tacendo, attirando su di se la luce opacizzante dei riflettori manovrati da quanti non avevano gradito.

 

Avendo apprezzato la sua umiltà, non credo gli avrebbe fatto piacere sapere che qualcuno lo avesse poi definito un eroe, quindi lo ricorderò in questa pagina come un fulgido esempio di coerenza ai dettami della sua santa vocazione.

 

Don Giovannino Iantorno il 14 aprile 2006 terminava la sua feconda esperienza terrena.

 

   
   

Riporto di seguito una lettera apparsa sul periodico "i Corsivi"

nel dicembre del 1986, inviata da don Giovannino.

Un documento certamente rilevante che meglio di ogni altra

interpretazione dei fatti accaduti nell'estate 1979, tende a ristabilire alcune verità.

 

 

   

Di seguito l'articolo relativo alla commemorazione a firma dell'amico Pino Di Donato, sempre attento a riportare fedelmente ogni importante avvenimento della nostra cittadina.