Cementificio

In data 31 marzo 2009 il cementificio saprese ha ricevuto il riconoscimento "ecomostro 2009" con la foto al lato riprodotta, del fotografo Valerio Ciminelli, "pari demerito" con altre due strutture, una sul lago di Como e l'altra della vicina Sassano (SA) che possono essere visionate sul sito www.nonsolopuntaperotti.it.

Il concorso è stato indetto dall'associazione Nonsolopuntaperotti e dalla V.A.S., Verdi Ambiente e Società, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Preciso che quanto ho scritto più innanzi l'ho scritto in precedenza e senza conoscere l'esistenza del concorso.

Naturalmente quello che ho scritto lo ribadisco ancora di più alla luce di questo poco ambito riconoscimento con la consapevolezza che il valore simbolico di questo monumento saprese, rientrante a pieno titolo nella casistica dell' "archeologia industriale", si discosta dalle "opere" con le quali è stato paragonato, per la sua unicità e non solo.

Suo malgrado un "ecomostro"!

 

Posto a sud-est rispetto all'abitato saprese, "vive" nella nostra cittadina da quasi sessant'anni.

 

Di lui si è detto di tutto e di più.  Il comune senso dell'estetica periodicamente e da numerosi anni lo immagina fuori da ogni prospettiva paesaggistica, mentre esso muto e maestoso cerca di rimpicciolirsi in una dimensione mimetica che gli consenta di continuare a sopravvivere.

 

Perchè dedicare una pagina dell'annuario 2009 a questo monumento saprese?

 

Perchè la pagina precedente è dedicata alla riqualificazione di un'area che comprende anche il luogo in questione.

 

Sia ben chiaro: dall'ultimo progetto di riqualificazione dell'area su cui insiste, il cementificio si è abilmente defilato e forse anche questa volta la farà franca!

 

Quasi come se le sue possenti fondazioni invece di affondare per qualche decina di metri nel soffice terreno dei Pali, metaforicamente affondano più profondamente nella storia della cittadina saprese, per cui, fatalmente, eradicando tale struttura si distrugge un elemento che caratterizza sessanta anni del decorso percorso cittadino.

 

Cementificio per modo di dire! Del cementificio questo monumento ha solo lo scheletro: un Tyrannoficio che per fortuna della città non ha mai preso vita, evitando, così, inquinamento e quant'altro.

 

Quindi un "ecomostro buono", forse non per quanti avrebbero trovato lavoro nella fabbrica e che in alternativa sono dovuti emigrare lontano da Sapri, ma questo è un altro discorso.

 

Ma perchè questo mastodonte in cemento armato privo di qualsivoglia grazia estetica e di utilità pratica continua a farsi beffe della volontà dei sapresi? Forse vuole dirci qualcosa di importante?

 

Forse si è affezionato alla città di Sapri vivendo in essa da più tempo di oltre l'80% dei cittadini sapresi?

 

Ma cosa può mai rappresentare, se non in maniera simbolica, una struttura che ricorda un tempio, fatte le dovute proporzioni in ordine alla sacralità.

 

Di certo rappresenta un momento di transizione che ha trasformato Sapri, e come Sapri l'Italia, con un nuovo modo di edificare le abitazioni.

 

Il cemento ha rappresentato un passaggio cruciale, certamente non indolore e sicuramente irreversibile, nel paesaggio dei nostri centri urbani (ma anche nel nostro modo di vivere gli spazi interni delle nostre moderne abitazioni).

 

Basta confrontare una foto degli inizi degli anni del secolo scorso con una foto odierna.

 

Fate l'esperimento con il panorama di Santa Croce!

 

Dunque il cementificio di Sapri è  uno dei templi edificati al dio progresso, forse è l'ultimo tempio esistente in Italia (se ve ne fossero stati altri a livello di scheletro-struttura sarebbero stati abbattuti da anni), forse è una rarità, forse potrebbe ospitare nel suo ventre un museo dedicato ad uno dei momenti di maggiore euforia nella storia della nostra nazione, forse potrebbe ospitare nel suo ventre delle sale di progettazione architettonica di qualche università, forse convegni, forse potrebbe rappresentare dopo la ferrovia agli inizi del 1900, il turismo degli anni '60, l'ospedale dall'anno 1980, un elemento unico di rilancio e di attrazione per il periodo autunnale e primaverile.........

 

Forse, invece, può essere abbattuto, come fu miseramente abbattuta la villa marittima romana di Santa Croce......

 

....... forse sbriciolando un pezzetto di storia saprese.

 

Al vecchio mastodonte cementificio, buona fortuna!