Ricevo e con piacere pubblico questa lettera che il nostro concittadino cav. Angelo Guzzo ha inviato al Sindaco di Sapri.

Sempre attento ai momenti più importanti della nostra vita sociale, trattati con attenzione ed approfondimento, l'amico Angelo è entrato a far parte del Tavolo Permanente sul Turismo della nostra cittadina.

Organismo di recente costituzione ai cui componenti tutti va il mio augurio di proficuo lavoro.  

 

Preg.mo dottor Vito D'Agostino

                       Sindaco del Comune  

            di SAPRI  (SA)

                                                        

Sapri, 3 settembre 2008

           Egregio Sig. Sindaco,

          con Decreto Regio del 6 novembre 1809, con decorrenza 1 gennaio 1810, Gioacchino Murat, re di Napoli, elevava Sapri alla dignità di Comune. Primo sindaco veniva eletto Vincenzo Peluso, membro di quella famiglia che sarà protagonista di tutta la politica dell’Ottocento saprese fino agli anni ’70 del Novecento.

All’epoca l’odierna cittadina capofila del Golfo di Policastro era poco più di un villaggio, riportato sulle mappe e sulle carte nautiche quale Porto, ma considerato, di fatto, come la “marina” di Torraca e sottoposto allo sfruttamento e alle vessazioni dei vari feudatari succedutisi nel tempo sul territorio, dai Palamolla ai Gambacorta, dai Carafa agli Scandito.

          Considerata, nell’immaginario collettivo, la città della “spigolatrice”, grazie ai celeberrimi versi di Luigi Mercantini legati alla tragica e sfortunata spedizione risorgimentale di Carlo Pisacane, Sapri, obbedendo per anni ad una storiografia che ha sempre cercato di minimizzare o di nascondere le innovazioni e lo “spirito” di libertà e di modernità introdotto nel regno di Napoli dal Decennio Francese e da Murat in particolare, non ha mai celebrato la propria elevazione a Comune, ignorando colpevolmente una pagina fondamentale ed estremamente significativa della propria storia civile e sociale.

          Dagli scarsi documenti dell’epoca, conservati, in gran parte, nell’Archivio di Stato di Napoli, si evince che il territorio comunale di Sapri, nei primi dell’Ottocento, era assai esiguo (lo è, in verità, tuttora), incolto e piuttosto sterile e che una parte molto significativa della popolazione - ammontante, nel 1810, a 1360 anime - era dedita all’attività artigianale di “calderaio”, esercitando questo mestiere sia fuori che dentro i confini del Regno.

          La pesca, nonostante l’abbondanza della fauna ittica e la presenza di un comodo scalo marittimo, non poteva contare su grossi sbocchi commerciali e serviva, piuttosto, a soddisfare il fabbisogno alimentare familiare. L’approdo, considerato dai Portolani del Mediterraneo, come tra i più sicuri per le barche e i bastimenti che trafficavano tra la Calabria e la Sicilia, era, in realtà, un vero e proprio monopolio dei baroni di Torraca, che imponevano tasse e balzelli sull’esercizio di ogni tipo di commercio, vietando, di fatto, ai cittadini sapresi la possibilità di esercitare liberamente lo scambio di prodotti e di merci con i mercanti che approdavano con frequenza nel piccolo scalo.

          L’agricoltura, per la scabrosità del terreno e le periodiche inondazioni, costituiva attività di poco conto e di scarso reddito, riducendosi ad una modesta produzione di olio d’oliva. Un paese povero, insomma, come tanti del Cilento, con difficoltà e problemi di ogni genere e di non agevole soluzione.

          Nel 1810, con la conseguita autonomia amministrativa, Sapri poteva finalmente aprire un capitolo nuovo e importante della propria vita civile, sociale, politica e culturale. Un evento fondamentale della storia della cittadina, sicuramente più significativo dello sbarco dei Trecento di Pisacane, che, in occasione del suo duecentesimo anniversario, sarebbe giusto ed opportuno ricordare e celebrare da parte della  comunità locale, per  risvegliare nella popolazione, soprattutto nelle giovani generazioni, la coscienza della propria storia, delle proprie origini e delle comuni radici.

Sottopongo la proposta alla Sua attenzione ed a quella dell’Amministrazione  da Lei guidata, sicuro che il suggerimento sarà accolto e valutato con la sensibilità e l’interesse che ha sempre dimostrato per i valori civili e culturali della nostra terra.

Con i migliori saluti

 

                                                                                             Angelo Guzzo