Una raffinata mostra tematica,

di due giganti dell'arte,

apre ai visitatori le sale

dell'interessante edificio

del "Buon Pastore".

 

Un'idea geniale nella sua

semplicità, che però

rappresenta un originale

utilizzo della dimora del

cav. Giuseppe Cesarino, 

scrigno di questa e, si spera,

di successive manifestazioni

culturali.

 

Una dedica che ho letto

sul registro dei visitatori

invocava la fine del cruento

spettacolo della corrida.

 

E' curioso che da spettacoli

così crudeli possa emergere

in modo dirompente

la poesia delle forme.

 

Ritengo opportuno rivolgere

un pensiero ai tori, animali

di una plasticità e forza

unica, inconsapevoli

modelli dell'espressione artistica

dei due grandi pittori.

 

     

Gli alunni della quinta elementare, dell'Istituto Comprensivo "Santa Croce", hanno realizzato delle piccole colombe in carta che hanno distribuito in cambio di un obolo da destinare "ai bambini della guerra", così come hanno risposto alla domanda di

mia moglie che aveva chiesto la finalità di tale lodevole iniziativa.

 

Ma chi sono "i bambini della guerra"?

 

In relazione all'enormità della tragedia che ogni guerra produce, credo che "i bambini della guerra" siano tutti gli esseri umani coinvolti, indipendentemente dall'età anagrafica.

 

 

Un bambino della guerra" lo vedo nell'essere umano nerboruto, vestito in mimetica e rivestito di una tecnologia offensiva da fantascienza, nell'essere umano carico di esplosivo e biglie di acciaio poco prima di morire, nell'essere umano al quale aumentano le pulsazioni cardiache solamente guardando le immagini televisive dell'ultimo conflitto: bambini di ieri, bambini di oggi.

 

In un mondo che da tempo non è più un pianeta, somigliando ad un condominio,  che fra qualche lustro sarà praticamente un mega appartamento, con le conseguenti difficoltà di interazione, "i bambini della guerra" sono, loro malgrado, tutti gli esseri umani che la guerra la provocano, la subiscono, la combattono. 

 

 La morte degli altri sopisce nelle mani di ognuno di noi e nessuno dovrebbe avere il diritto di svegliarla, per nessun conflitto, piccolo o grande che sia. 

 

Ma purtroppo siamo tutti "bambini della guerra", sperando che Dio ci perdoni.

 

guerra in Irak