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11 febbraio

E' terminata l'esperienza terrena del sacerdote e parroco emerito della parrocchia dell'Immacolata, Giovanni Iantorno.

 

Don Giovannino, come la gente di Sapri amava chiamarlo, ha segnato una delle pagine più tese della recente storia saprese, divenendo letteralmente

 " l'uomo chiave "

che ha "aperto", (con il contributo di quasi la totalità della popolazione di Sapri e dei paesi limitrofi) il lontano I°settembre 1979,

l'ossidata serratura che tratteneva la fruizione dell'ospedale di Sapri.

 

Poi don Giovannino ha lasciato la sua parrocchia che, forse per cautela, fu immediatamente frazionata in due distinte entità; adottando il silenzio e l'obbedienza che appartenevano alle sue molteplici ed invidiabili qualità umane e spirituali.

 

Il suo silenzio ancora oggi ci giunge come un formidabile boato!

 

Don Giovannino non appare diverso dai missionari cattolici che nei Paesi del terzo mondo, rischiando la loro vita ovvero consapevolmente donandola, si battono strenuamente per la creazione di ospedali, scuole, chiese o quanto altro occorre per il  lenimento del corpo e dell'anima delle persone.

 

Uomini che assumono coraggiosamente su di essi la responsabilità di attenuare, senza violenza, la volontà di altri uomini che sono sordi ai disagi ed alle sofferenze, rischiando gratuitamente, esponendosi alle ritorsioni ed alle persecuzioni.

 

Ho conosciuto don Giovannino a Rossano Calabro, quando io ragazzino, con un nutrito gruppo di sapresi, accompagnai l'allora parroco don Antonio Cantisani, nominato vescovo, al rito dell'insediamento.

 

Ricordo che mi abbracciò dichiarando che, simbolicamente, con tale abbraccio voleva salutare tutti i suoi nuovi parrocchiani.

 

Ora che fisicamente non è più con noi, egli vive nella stima e nel ricordo di coloro che, come me, hanno avuto l'onore di averlo apprezzato come esemplare Maestro.